Le conseguenze del lockdown sui più piccoli

Il lockdown che si è reso necessario in seguito alla pandemia da Covid-19 ha portato con sé conseguenze importanti anche sui bambini. L’esperienza costituisce una parte importante del processo di apprendimento per loro. Specialmente i più piccoli non hanno avuto in quest’ultimo anno e mezzo (quasi due, se considerati come anni scolastici) una normale continuità di contatto e comunicazione con i coetanei.

Per i bambini, soprattutto i più piccoli e specialmente quando si tratta di sentimenti ed emozioni, è molto più importante il linguaggio corporeo rispetto a quello verbale. Dalla mimica facciale alla gestualità, per non parlare del dialogo tonico che si attua attraverso il contatto corporeo, la tensione e il rilassamento muscolare, sono tutte modalità comunicative ed espressive delle quali, al di fuori del contesto strettamente famigliare, non hanno avuto molta esperienza in quest’ultimo periodo.

I più grandi sono in una fase più avanzata del loro sviluppo, hanno già accumulato un bagaglio di esperienze di gioco con i coetanei, di frequenza e routine scolastiche. Un bambino che all’inizio del lockdown era al primo anno della scuola dell’infanzia, invece, non ha potuto accumulare molte esperienze rispetto allo stare a scuola, all’adattamento a ritmi diversi, alla condivisione di spazi e materiali didattici con i compagni, al rispetto dei turni. Queste sono competenze sociali importanti per lo sviluppo della personalità di futuri adulti socialmente ben inseriti ed integrati.

Un altro elemento fondamentale della scuola è la regolarità della routine, che è molto importante: per esempio, per creare il senso dello spazio-tempo e fornire un contenimento rassicurante. É importante nelle prime fasi dello sviluppo, ma lo rimane per tutta l’infanzia. Oltre a questo, la possibilità di fare e interiorizzare nuove esperienze al di fuori del contesto famigliare, permette poi ai bambini di raccontarle. In questo modo, costruiscono, passo dopo passo, la loro storia personale come individui.

Il lockdown, oltre a privare i bambini di tutto questo, ha anche diminuito di molto le loro possibilità di movimento, di stare all’aria aperta; li ha deprivati dell’esperienza corporea. Nei bambini della fascia d’età approssimativamente tra i due e i quattro-cinque anni, tutto questo potrebbe aver prolungato i tempi di costruzione della loro memoria corporea.

Cos’è la memoria corporea? É la memoria implicita, procedurale, sensoriale, quella che richiede più tempo per consolidarsi, ma che, una volta consolidata, dura più a lungo. Per semplificare, è ciò che ci permette di apprendere e automatizzare abilità pratiche, come guidare, andare in bicicletta o nuotare. Anche se ci vuole parecchio tempo, una volta che le abbiamo fatte nostre, entrano a far parte della nostra memoria corporea e, anche dopo anni che non esercitiamo queste capacità, possiamo riprendere ad usarle senza bisogno di impararle di nuovo.

Ultimo aspetto, ma non certo per importanza, da considerare è che la mancata o spezzettata frequenza della scuola dell’infanzia ha privato i bambini della possibilità di fare attività di pregrafismo, così basilare per il successivo sviluppo delle abilità di scrittura.

Fortunatamente, non c’è niente di irreparabile. La ripresa della scuola in presenza e, si spera, la possibilità di allentare le misure di sicurezza, almeno tra bambini, offriranno loro nuove esperienze da interiorizzare e mettere a frutto. Inoltre, un equilibrato sviluppo sociale, cognitivo e motorio può anche essere stimolato e aiutato da sessioni di psicomotricità, specialmente se in piccoli gruppi.

Cosa propongo:

  • Percorsi di psicomotricità educativo-preventiva, in gruppi di 2-4 bambini, centrati sulle capacità di comunicazione, rispetto dei turni, alternanza e condivisione;
  • Sessioni di pregrafismo e/o grafomotricità, individuali o in piccoli gruppi;
  • Percorsi di rilassamento
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