Parte seconda
Educare all’autonomia

Il fine ultimo di un educatore, sia che si tratti di un genitore, di un insegnante o di qualsiasi altra figura educativa, è di portare il bambino o la persona su cui esercita la sua azione formativa all’autonomia e quindi, di conseguenza, a far sì che il suo ruolo non abbia più ragione di esistere. Tuttavia, nella realtà, il rapporto educativo tra genitori e figli non si esaurisce praticamente mai, anche se, con il passare del tempo, cambia modalità, proporzioni. Ad un certo punto e in determinati momenti della vita, i ruoli possono addirittura invertirsi!
Ciò non toglie che l’autonomia sia un obiettivo fondamentale da far raggiungere ai propri figli. Ovviamente, è importante aiutare i bambini a farlo in modo graduale, sereno, incoraggiante e, soprattutto, adatto alla loro età e alle loro capacità. Camminare, parlare, usare le mani, mangiare, bere, usare il wc, lavarsi, vestirsi, ecc. sono azioni primarie che ogni bambino sano può compiere in modo sempre più autonomo, con il progredire dell’età e delle esperienze che fa.
Talvolta, però, le circostanze famigliari, gli orari di lavoro che impongono tempi stretti, la stanchezza o le preoccupazioni, a volte, forse, anche un po’ di pigrizia, possono portare uno o entrambi i genitori a sostituirsi al bambino nel fare quello che potrebbe fare lui o ad aiutarlo quando, invece, sarebbe già in grado di fare da solo. Tuttavia, sopportando, almeno per un certo tempo, qualche sforzo e qualche sacrificio (ad esempio, alzarsi un po’ prima al mattino per avere tutto il tempo di fare le cose con calma), i genitori farebbero ai propri figli un grande regalo per la loro crescita e autostima, permettendo loro di provare a comportarsi “da grandi”. Inoltre, dopo qualche giorno o settimana, i piccoli diventerebbero sicuramente più abili e veloci nelle autonomie che vengono loro insegnate, rendendo, di conseguenza, la vita più facile anche ai genitori.
Altre volte, la causa di questo comportamento è la tendenza ad essere troppo apprensivi di alcuni genitori che, invece di favorire l’autonomia del loro bambino, per paura di lasciarlo andare lo “mantengono piccolo”. Lo accudiscono in tutto, come quando era neonato o, comunque, ancora troppo piccolo per fare da sé. Anche questo è senza dubbio un comportamento comprensibile, però non certo ottimale per lo sviluppo delle autonomie del bambino e la crescita equilibrata della sua personalità.
Comportandosi in questo modo, qualunque siano le ragioni sottostanti, i genitori trasmettono al proprio figlio un messaggio di sfiducia nella sua capacità di essere autonomo. Gli dimostrano con i fatti, più efficaci ed incisivi per il bambino di qualsiasi messaggio verbale, che non credono che lui sia in grado di fare da solo. Gli fanno percepire che lo considerano troppo piccolo e ancora incapace.
Questo, oltre a minare alla base le sue possibilità di costruirsi un buon livello di autostima, lo spingerà a comportarsi in base all’immagine di sé che vede rispecchiata nell’atteggiamento dei suoi genitori: farà il bambino piccolo, dipendente, chiederà aiuto anche quando potrebbe fare da solo e, probabilmente, farà anche parecchi capricci. D’altra parte, questo è ciò che involontariamente arriva al bambino: un messaggio di sfiducia nelle sue capacità. E la sensazione che ne deriva potrebbe accompagnarlo in tutta la sua crescita.
Cosa fare, quindi? È fondamentale incoraggiare con fiducia i propri figli a far sempre più da soli. L’Ideale sarebbe farlo come un gioco, senza forzarli mai, ma proponendo loro tutto gradualmente, come una bella conquista, come un piacere. Dapprima lo si può fare accompagnandoli fisicamente nei movimenti, poi con l’esempio, puntando sulla loro capacità di imitazione. Poi, magari, si può iniziare a guidarli solo verbalmente fino a che sapranno fare in autonomia quell’azione per cui fino a poco tempo prima avevano bisogno di aiuto. Si sentiranno più sicuri di sé e soddisfatti, sentiranno che stanno crescendo e, forse, faranno anche meno capricci, perché si sa: i capricci li fanno i bambini piccoli…