Parte prima

Tanto per sgombrare il campo da facili illusioni e falsi obiettivi:
- il genitore perfetto non esiste – la mamma del compagno di scuola del vostro bambino può darvi questa impressione, ma non sapete quanta fatica le sia costato ottenere che suo figlio obbedisca al primo richiamo. Soprattutto, non la vedete quando perde la calma o vive momenti di frustrazione e stanchezza… come tutti, d’altra parte!
- i figli perfetti non esistono – o, meglio, ogni bambino è perfetto a modo suo e merita di essere amato incondizionatamente. Questo non significa che voi genitori non lo dobbiate educare e non dobbiate pretendere il giusto da lui.
- la famiglia perfetta non esiste – quelle immagini della pubblicità, fatte di complicità, serenità, allegria, esistono… solo nella pubblicità, appunto!
Ho voluto premettere tutto ciò perché ho sempre più l’impressione che alcuni genitori abbiano un’idea molto idealizzata del loro ruolo, di cosa comporti diventare ed essere genitori. E questo fa sì che vivano le difficoltà con molta frustrazione e anche, a volte, con un senso di impotenza e sconfitta.
Ho evidenziato i verbi diventare e essere perché sono entrambi molto importanti:
- diventare genitori è l’inizio di una grande ed estremamente impegnativa avventura;
- essere genitori è il proseguimento continuo e a tempo indefinito di quell’impegno.
Per tornare a quel riferimento ad una utopistica perfezione, ci tengo a sottolineare che non è certo quella l’obiettivo da perseguire. Sono altri gli obiettivi che un genitore deve avere ben chiari e non è meno arduo raggiungerli. La buona notizia è che se si lavora bene, con impegno e costanza, questa fatica, pur non scomparendo mai del tutto, si attenua e viene compensata da belle soddisfazioni!
Da dove iniziare?
Direi di iniziare dai principali compiti/doveri di un genitore:
- anche se può risultare ovvio, garantire ai propri figli la soddisfazione dei bisogni primari/fisici (nutrirli, proteggerli dal caldo/freddo, garantire loro un’abitazione e un livello di igiene adeguati, assicurarsi che siano in buona salute);
- farli sentire amati incondizionatamente, ascoltati e protetti;
- dare loro una guida sicura e protettiva, attraverso limiti e regole;
- insegnare loro il rispetto di se stessi, degli altri e dell’ambiente circostante;
- aiutarli a crescere in modo equilibrato;
- accompagnarli sempre più verso una graduale autonomia;
- dare loro un’adeguata istruzione.
Non è mio compito spiegare come adempiere al primo e all’ultimo punto dell’elenco, peraltro requisiti minimi stabiliti anche dalla legge.
Riguardo al secondo punto, l’amore incondizionato, se ne potrebbe parlare a lungo, perché se, da un lato, potrebbe sembrare un atteggiamento naturale da parte di un genitore, in realtà, per varie ragioni, non è sempre così. Il vissuto della propria infanzia, del modello genitoriale appreso dai propri genitori, come altre esperienze vissute in tempi più o meno recenti, possono influenzare il proprio atteggiamento e comportamento nei confronti dei figli. Un genitore attento, è consapevole di queste influenze e, laddove non riesca a gestirle autonomamente, accetta di mettersi in gioco per il bene dei propri figli, cercando l’aiuto di un consulente genitoriale.
Quello che mi interessa analizzare più a fondo adesso è il terzo punto dell’elenco.
Dare ai propri figli una guida sicura e protettiva, attraverso limiti e regole.
Sì, limiti e regole sono un dono che fate ai vostri figli, non una crudele privazione della loro spontaneità e libertà!
Più un bambino è piccolo, più si sente sperduto in un mondo di cui non conosce la vastità e i potenziali pericoli. Sentire che il papà e la mamma lo proteggono restringendo il suo spazio di azione ad una zona di sicurezza, lo fa sentire protetto e, per l’appunto, sicuro. Inoltre, dare limiti e regole ad un bambino significa farlo crescere in modo che un giorno possa essere un adulto responsabile e ben inserito socialmente.
Certo, protesterà e si opporrà. Però, questo, oltre a far parte della sua natura di bambino (diciamo così), è il suo modo di mettere alla prova la forza dei limiti da voi imposti e la vostra capacità di proteggerlo, anche da lui stesso. E, credetemi, constatare che non cedete è molto rassicurante per lui, anche se non lo dà a vedere.
Le regole, oltre ad insegnargli i limiti di cui sopra, forniscono ai vostri bambini le coordinate di comportamento che, una volta apprese, diventano un riferimento sicuro e una valida guida all’inserimento sociale, già fin da piccoli.
Insegnarle, però, non è né facile né veloce. Ci vuole costanza, pazienza, fermezza e dolcezza insieme. Soprattutto, tanta tanta coerenza. Se avete detto a vostro figlio che se non riordina i giocattoli che ha usato, non potrà guardare i cartoni animati, dovete essere fermi su questo punto e non lasciarglieli vedere anche se ha messo a posto una sola macchinina e voi tutte le altre 20 più un bidone di mattoncini Lego… E questo vale 24 ore su 24, 365 giorni all’anno e finché vostro figlio non sarà adulto … l’avevo detto, no, che è faticoso?
Non intendo dilungarmi in questa sede per spiegare come si insegna ai propri figli il rispetto delle regole. A questo scopo, potete trovare una guida completa e molto chiara sul sito https://www.educazionequotidiana.it/ della dottoressa Giorgia Veronese, in particolare, https://www.educazionequotidiana.it/pedagogia-quotidiana-per-genitori/perche-servono-le-regole/
Quello che mi preme ribadire qui è che educare i propri figli richiede un impegno costante e quotidiano, applicato con coerenza e determinazione sulla base di una preparazione seria, fornita anche da professionisti esperti del settore. Quando si tratta di bambini, procedere per tentativi o farsi guidare da ondate di entusiasmo alternate a momenti di sconforto, non porta da nessuna parte o, addirittura, può provocare danni più o meno seri.
Per il momento, mi fermo qui. Nei prossimi articoli parlerò degli altri punti della lista. A presto, buon lavoro e… coraggio!